Pallonate


- E dannazione Talgo, abbiamo preso solo pallonate! Acqua dal cielo e pallonate. Mi hai detto che non pioveva da due mesi e hai ripetuto venti volte: tranquillo, non piove. Ed eccomi qui con un focolaio di polmonite. E cammina piano, per Dio! Che fretta hai di tornare a casa? Hai paura che ci aggrediscano?

- Rafa, rilassati. Sembri uno che l’hanno appena messo a letto con un varano.

- Come sarebbe a dire rilassati. Eravamo dietro la porta e il Valencia tirava sempre fuori, sempre su di noi. Hai visto quanto sangue gli è uscito dal naso al cinghiale dietro di me?

- Era un cazzone. Dove pensava di essere, a teatro? Allo stadio tirano palloni, che altro, fiori di pesco?

- E quello vicino a te? Che mi dici di quello? L’hanno portato via senza vita perché l’ha preso in piena fronte il pallone. Cristo, un tiro del Demonio Hauche ti scanna vivo, sai? In televisione fanno vedere quanto vanno forte quelle bordate e una volta ho visto un tiro del Demonio Hauche che andava ai 420 all’ora.

- Non era El Demonio Hauche, l’abbiamo venduto al Barcellona.

- Come venduto! Io l’anno scorso mi sono comprato la maglietta, m’è costata quasi 500 euro. E adesso che cazzo me ne faccio della maglietta del Demonio Hauche, la uso per spolverare la casa? Non è nemmeno tessuto antistatico.

- Rafa, davvero non sapevi che El Demonio Hauche non è più del Valencia?

- Eh! Nell’ultimo anno sono stato molto impegnato. Te l’ho detto, lo psicologo mi ha consigliato di vedere le cose dal basso. E così ho voluto vedere una partita dal basso. E porca puttana se l’ho vista. Ma quanti palloni ci hanno tirato addosso? A un certo punto ho pensato che avessero qualcosa di personale contro di noi. Chessò, i tuoi stivali. Ci hanno presi a pallate, maledizione.

- Amico, forse ce l’avevano con la tua camicia.

- Perché, cos’ha che non va?

- Il colletto pare un deltaplano e il disegno richiama un’orgia di farfalle monarca, ecco cos’ha.

- Cristo santo, Talgo, adesso mi dai pure lezioni di moda. Ma hai visto con che stivali vai in giro? No dico, ma lo sai che avvolgersi i piedi in un cucciolo di panda è reato?

- I miei stivali vanno bene così. Questo modello ce l’hanno tutti i narcotrafficanti, e se ce l’hanno loro stai tranquillo che va bene.

- Comunque la mia camicia è anni 70 e ora ha solo un difetto, questa cazzo di macchia di fragola grossa come la Mongolia.

- Rafa, sei stato lento a scansarti. Si vedeva lontano un miglio che quel tiro arrivava dritto a te. Ti sei mosso come un bradipo in pensione.

- Non è arrivato dritto a me, è passato di fianco, ha preso il cinghiale sul naso e di rimbalzo è andato a sbattere sul seggiolino davanti a me. E per quel fottuto rimbalzo mi ha centrato il gelato che stringevo al petto come un figlio.

- Dai, è stata una simpatica carambola.

- Ha riso tutto lo stadio, Talgo, e chi guardavano? Me, me e soltanto me!

- Io no, io guardavo la partita. In televisione sono così finte, così diverse.

- Adesso ho fame, prendiamoci un panino qui. Ehi orco, mi fa un panino con salsiccia piccante, formaggio… peperoni e…, vediamo un po’… no basta così. Anzi, signore, ci metta una catena himalayana di senape. Tu ne vuoi, Talgo?

- No grazie, magari ne prendo un morso da te.

- E no cazzo, non fare come le femmine. Il panino di uno fuori dallo stadio è il panino di uno che ha appena visto una partita: non è da dividere, è una faccenda privata tra lui e il suo metabolismo isterico.

- Rafa, abbassa la voce. Non serve agitarsi così.

- Cazzo, invece mi agito. Vado alla partita e spero di vedere qualcosa da urlo, chessò una bella topa o qualcuno che si mena, e invece per avere una soddisfazione devo uscire dallo stadio, camminare tra le pozzanghere e fermarmi da un ambulante a mangiare un panino che mi farà venire la macchia di Gorbaciov sul fegato.

- Preferivi Mc’Donald? O la mensa dell’università?

- Guarda Talgo che non è serata. Con i biglietti che avevamo potevamo starcene vicini al calcio d’angolo e lì al massimo arrivavano tre palloni in tutta la partita. Invece tu hai voluto avvicinarti alla porta. Un posto pericolosissimo. Ma sono gli stadi che sono diventati luoghi pericolosi. Che fine hanno fatto le recinzioni? Eh, porca troia, si sta rimettendo a piovere, che serata di merda! Andiamo sotto quei portici. Ce la fai ad attraversare?

- Dai Rafa, te l’avevo detto entrando allo stadio che secondo me era meglio dietro la porta, è la zona del brivido puro. Eravamo in seconda fila e potevamo contare i peli del naso del portiere se si voltava. Eravamo vicini al cuore pulsante del calcio.

- No, è diverso, stavamo sotto il fuoco amico. E’ come se un soldato va in battaglia e lo assegnano alle retrovie ma lui a un certo punto dice: oh, brothers in arms, vi spiace se mi accomodo sotto il fuoco amico?

- La fai grossa. E poi cerca di essere onesto. Non ti sei lamentato di essere in seconda fila quando hai scavalcato di brutto per andare a stringere la mano a Santiago Navidad che era appena finito sui cartelloni pubblicitari. Gli hai pure detto due parole. A proposito: ora mi dici che cosa gli hai detto?

- Gli ho chiesto se per favore potevano tirare più piano.

- Santissima Vergine. Non ci posso credere. Davvero gli hai detto questo? Rafa, arriva il tuo panino.

- Ah, grazie. Aspetta che pago. Vuoi da bere?

- No, abbiamo bevuto abbastanza.

- Per forza, hai comprato sei birre dal tuo amico fuori dallo stadio. Gli hai chiesto la sciarpa del Valencia e quello ti ha rifilato sei birre. E’ un illusionista, dovrebbe fare l’illusionista Cristo santo, non l’ambulante. Tieni il resto, orco.

- Ora Rafa stai un attimo calmo che ti dico una cosa. Non sono venuto a vedere la partita perché tifo per il Valencia. L’ho fatto per te, per il tuo compleanno. Hai chiamato, hai preso l’aereo e sei venuto. Hai chiesto e ti è stato dato: volevi andare allo stadio e ci sei andato. Ho fatto tutto per te. Ma sembra che del Valencia non te ne freghi nulla. Solo cinque anni fa, se giocavano alle Svalbard tu dicevi: vieni a seguire i ragazzi? Adesso invece non sai nemmeno che El Demonio è del Barcellona.

- Ok, va bene, non discuto. Ma per me l’ultimo anno è stato difficile, cerca di capire. Dopo la laurea ho dovuto staccare un po’.

- Staccare? Ti ricordo che hai scalato il Kilimanjaro, ti sei tuffato dal Salto Angel in Venezuela, hai fatto il periplo della Sicilia in bicicletta e siccome non ti bastava ti sei iscritto alla Marathon de Sables.

- Non l’ho finita, mi ha punto uno scorpione.

- Rafa, quello che voglio dirti è che non hai più vent’anni. Devi controllarti.

- Adesso taci che te la dico io una cosa, caro Talgo. A vent’anni puoi ascoltare Katy Perry; a quarant’anni Katy Perry ti appare in sogno e le chiedi se vuole venire a cena con te, poi ti masturbi per lei quando ti svegli ma questo è un altro discorso; a sessanta Katy Perry è ormai nuda con le rughe che ti aspetta sotto la doccia; ma a novanta, Katy Perry la devi avere, la devi possedere, sennò hai passato una vita a combinare un emerito cazzo. Ovunque sia lei e ovunque sia tu, devi prenderla. Oppure ucciderla, o magari meravigliarla, o almeno educarla musicalmente, ecco.

- Rafa, i vecchi dovrebbero ragionare secondo saggezza e non secondo istinto. Hanno fatto esperienze e a un certo punto le esperienze non gli servono più, gli serve il riposo del guerriero, la quiete dopo la tempesta, l’idillio con i luoghi comuni.

- Ti sbagli. La vita, quando finisce, tu ci devi arrivare facendo qualcosa che dovevi fare. Qualunque cosa dal tuo elenco infinito. Sono preziosi anche gli ultimi secondi. Adesso che l’eutanasia è legale, siamo liberi di scegliere il momento della fine. Con coscienza, va bene. La vita non si getta al primo sconforto. Al massimo, all’ultimo. Ma siamo certi che sarà proprio l’ultimo? L’eutanasia ci risparmia sofferenze che non meritiamo, e non parlo delle pallonate. Parlo di flebo e di encefalogrammi che dormono supini. Prima di scegliere dobbiamo vivere, prima del fischio finale dobbiamo giocare i supplementari. Perché ce li siamo meritati.

- Non mi freghi Rafa, stavolta non mi freghi. Ti ricordo che corre l’anno 2066, non siamo più nell’età della pietra.

- Tu hai paura della fine, io no. Ma da anni gli schemi si sono rotti. Non avere paura, non mollare proprio adesso. Te lo dico qui, ora.

- Basta Rafael, basta! Falla finita.

- Grande amico, grande amico, amico mio grande, quanti anni hai?

- Ottantotto. E non tirarmi così la giacca, che si strappa!

- Io novanta, li compio oggi. Sono più vecchio di te, dunque porta rispetto. E quando attraversi fallo sempre sulle strisce. Andiamo vecchio, sono là. Sono venti metri. Hai letto il giornale ieri? L’età media del mondo si è elevata ancora. Possiamo farcela. Grande amico, grande amico mio. Non avere paura.