Memorie di una cocainomane


Non vedo l’ora che il Natale si tolga di mezzo e arrivi il primo dell’anno. Ho fretta di liberarmi di una data, di una cosa: sono cinque anni dall’ultima volta cha ho tirato una striscia di cocaina. Era il Capodanno 2005, una festa, tutti che andavano e venivano dal bagno, un pellegrinaggio pietoso adesso che lo guardo da lontano. Cinque anni sono un bel disimpegno. Certo, la tentazione c’è sempre e non è detto che non torni a sniffare, ma per ora la mia droga è il cioccolato e va bene così.

So cosa vuoi, vuoi sapere come ne sono uscita, ma forse è meglio che ti spieghi come ci sono entrata. Sappi che di coca non ho visto morire nessuno, né ho visto gente andarsene quasi al creatore, l’ambulanza, la sirena, quelle cose lì insomma. Devi starci attento, okey, più che altro perché ti costa. In soldi e in consulenze, quelle che non può darti nessuno, te le dà solo la tua coscienza.

Il patto che abbiamo fatto è giusto: niente nomi, niente indizi. Puoi chiamarmi come mi chiamavano al mare quest’estate a Formentera, la Rùbia, la bionda. Di vero puoi scrivere che sono alta-magra-bionda e ho gli occhi azzurri, tanto ce ne sono a milioni, e che la mia prossima «impresa» potrebbe essere di andare a letto con una donna. Ho 27 anni. Vivevo dalle parti di Rivoli, avevo un debole per Avigliana, sono finita da tutt’altra parte.

Ho cominciato a casa di un’amica dieci anni fa, andavo alle superiori. Io, lei e l’altra amica del cuore andiamo in bagno, quella cosa che vuoi uomini non sapete fare, andare al bagno tenendosi per mano. Che poi non mai ho capito a cosa serva, ma è così. Non faccio in tempo a cercare il water che l’amica numero uno tira fuori l’ambaradan e l’amica numero due le fa: ma se lei non vuole? La riposta è stata: mica deve volerlo, lo fa e basta, perché si fa e basta, mica c’è bisogno di chiedere, mamma mia quante domande inutili si fanno al mondo.

E’ così che mi sono trovata a tirare su nel naso, con una banconota arrotolata, quella polvere bianca. Non mi hanno costretto. Quando mi si è materializzata davanti ho detto: ecco esaudito il mio desiderio, provare almeno una volta una droga. La marijuana, lo spinello, sono capaci tutti. O quasi. La coca è già qualcosa di più difficile, anche se oggi la trovi a ogni angolo.

Adesso prova a formulare la domanda da un milione di dollari: come è stata la prima volta?

«…»

E’ stata strana. La dose sta in un pacchettino grosso quanto un’unghia, è trasparente. La polvere è granulosa, per cui si prende una tessera tipo bancomat e la si schiaccia fino a polverizzarla, come farina. Poi si fanno le strisce, avendo cura di non disperdere la preziosa neve da tavola. Si arrotola un bigliettone, lo si infila in una narice e si aspira.

In principio senti una colata amara che ti scende in gola. Un amaro fastidioso. Poi, nel giro di un paio di minuti, giunge l’effetto. Qui bisogna dire che non tutti provano la stessa sensazione. Con il tempo ho capito che la cocaina in pratica evidenzia i poli del tuo carattere. Se sei esuberante lo diventi ancora di più, se sei uno che si tiene le cose dentro diventi una mummia. Non comunichi, non partecipi, non fai pensieri lucidi. Sei lì, impanato dentro te stesso, le tue paure, i tuoi problemi, le soluzioni che non ti vengono. Diventi un po’ paranoico. Io una volta ho deglutito per tutta la sera, ogni 30 secondi, come se avessi un rospo da mandare giù. Un’altra volta sono andata avanti a bere succhi di frutta per paura che mi venissero a mancare gli zuccheri…

Gli effetti sono tanto maggiori quanto è maggiore la striscia che si aspira, un po’ come l’alcol: se tracanni un bicchiere è un conto, se tracanni mezza bottiglia è un altro. Tieni conto che in una dose media fornita dagli spacciatori ci sono otto-dieci grammi di coca. All’epoca una dose costava 80-100 euro. Oggi più o meno la metà. Da quel che ne so, per battere la concorrenza, molti la tagliano con ogni tipo di sostanze. Molte di queste sono lassative, per questo chi tira di coca nel giro di poco tempo deve cercarsi un bagno.

Ora chiedimi: quanto è durata la favola di Biancaneve?

«…»

E’ durata un bel po’. Un paio d’anni con le amiche, una-due volte al mese. Si facevano le feste a tema: stasera serata, eh ragazze? Una volta l’abbiamo presa prima di entrare in discoteca. Siamo entrate ed eravamo rigide come baccalà. Gli amici ci vedevano strane e ci facevano domande, e noi giù a rispondere che avevamo i cazzi nostri, tipo il ciclo che non arrivava, come se l’avessimo ordinato per posta. Avevo un ragazzo: lui sapeva ma non gradiva, io però non glielo nascondevo. Ho sempre voluto essere sincera con lui.

Ti dico: alla fine non so cosa ci trovi la gente nella cocaina. Lo spinello ti fa ridere e volare, oppure ti rilassa e ti fa dormire se ne senti il bisogno. Altre droghe ti fanno vedere cose mai viste, a costo di bruciarti i neuroni, o spaccarti la vita fino al midollo. Lì devono venire a prenderti, sennò sei fottuto.

Ebbene, la cocaina non fa niente di spettacolare. Non è allucinogena, hai solo una visione un po’ distorta della realtà. Ti toglie la fame e azzera, o quasi, l’effetto dell’alcol che hai buttato in corpo. Se sei brillo, ti fai una dose e torni in te, pronto per un nuovo bicchiere. Poi ti toglie la fame. Agli uomini prolunga l’erezione. A noi donne, al fine sessuale, assolutamente non serve. Ti tiene sveglio e lucido ma in modo innaturale.

Insomma, è una droga che eccita ma non troppo, che esalta ma non troppo, che non ripaga e che ti costa. Non ti migliora manco per sbaglio e non ti dà pace manco per un  secondo. Per lei corri e rincorri. Io non ho mai comprato una dose di persona, me la passava l’amica numero due che andava a prenderla dal Nero in corso Regina a Torino.

Dai, fai un altro sforzo: chiedimi se ho mai passato il confine, domandami se mi sono fatta di eroina ad esempio.

«…»

Ebbene no. Sono diventata amica di una ragazza che aveva nove anni più di me e aveva un negozio. Lei tirava l’eroina. Me l’ha offerta, ho sempre detto di no. Anzi, per non farle prendere l’eroina le proponevo coca a manetta. Era inverno. Lei chiudeva bottega con noi dentro e ci si buttava nella polvere. Anche in macchina lo facevamo, appoggiate alla custodia di un cd. Ho sostenuto il ritmo di due-tre volte la settimana per due mesi. Poi basta. Finivano i soldi. Studiavo e lavoravo, non potevo andare oltre.

E così tutto è finito. Vedi che torniamo alla domanda iniziale? Ma è finito anche per un colpo di fortuna. Lei si è trasferita, ha chiuso il negozio e ha cambiato giro. Io e le mie amiche di sempre abbiamo continuato con le nostre vite scandite ogni tanto da un bel festino impolverato. Cadeva la neve, non solo a Natale, e a noi bastava. Siamo state dentro i limiti.

Quando ti dicono che le amicizie contano, è proprio vero. Se avessi frequentato gente più presa dalla coca forse sarei entrata nel tunnel anch’io, perché se tutti sniffano e tu non lo fai ti senti esclusa, fuori luogo, fuori tutto.

La cocaina la puoi anche fumare. Lecchi la sigaretta per lungo e la appoggi sulla striscia, la fai assorbire e poi accendi. Ti fumi la sigaretta imbevuta. L’effetto è più blando, ma c’è. Poi c’è il metodo del narghilè, che puoi costruirti anche a casa. Metti un po’ di coca e dell’ammoniaca in un cucchiaio da cucina, scaldi da sotto e ne viene fuori un grumo che poi devi appoggiare sopra il narghilè. Il vapore sale e tu lo aspiri con qualcosa, noi usavamo le penne bic, vuote. Il segreto è aspirare tutto, tenerlo il più possibile nei polmoni e poi rilasciare. Dicono che fumare la coca ti dà molta più dipendenza che sniffarla.

Ecco, questa è la cocaina. Non è tanto la droga in sé, i suoi effetti, quanto la moda, l’essere dentro un giro. Se non pippi sei tagliato fuori, sei nessuno. La coca crea dei legami finti, fittizi. Il rapporto con le mie amiche continua sui binari dell’affetto, ma è cambiato. A loro voglio molto bene ma non c’è più la complicità di prima.

Allora, c’è dell’altro? Scusa se faccio tutto io, ma anche questo rientra nei patti. Hai altre domande?

«…»

Allora te ne faccio una io. Se tu fossi stato in me, l’avresti detto ai tuoi genitori, o glielo riveleresti oggi, di fare uso di coca?

«…»

Io non l’ho fatto e credo che mai lo farò, mi porterò il segreto fino alla fine dei miei giorni. Loro sono persone che vengono da altre convinzioni, altre epoche. La droga, anche la più leggera, non la ammettono. Credo proprio che non capirebbero.

In tutti questi anni non si sono accorti di niente. Ultimamente ho letto un libro che parla di queste cose: di come non ci si riesca ad accorgere, né da genitori, né da figli, di cosa sta succedendo a loro e a noi. A volte immaginiamo, ma non riusciamo a scoprire.

Questa è la nostra grande debolezza. Siamo presi dai grandi problemi del mondo, dalle crisi e dagli effetti-serra che bruciano il cervello del pianeta, e intanto ci sfugge quello che c’è dentro le mura di casa nostra. E’ lì che comincia il mondo, eppure ci sfugge.

Forse mi sta insegnando questo, la cocaina. Che se un giorno avrò un figlio dovrò guardarlo con occhi giusti, profondi, conscia che forse non basterà. E allora non mi resterà che spiegargli sempre qualcosa in più.

 

Scritto per Luna Nuova – dicembre 2010