Da Ronaldo a Ronaldo: i miei primi 25 anni di Fantacalcio


Giocare senza sosta dal 1994 ed essere ancora ‘normali’, tra orsi dell'Ikea, improbabili terzini e attaccanti fenomenali

Gabriel Omar Batistuta: 168 gol nella Fiorentina tra il 1991 e il 2000
Gabriel Omar Batistuta: 168 gol nella Fiorentina tra il 1991 e il 2000

 

di UGO SPLENDORE

 

Nell’anno del Signore 2019, taglio un traguardo niente male: gioco ininterrottamente a fantacalcio da 25 anni. Correva la stagione 1994/95. Venticinque vite fa, la mia squadra di fantasia si chiamava Tolka Park, da uno stadio di Dublino dove in pieno agosto ero andato a vedere una ruvida partita di calcio irlandese. Tolka Park era un nome evocativo, combattivo e passionale. Oggi la mia squadra è più poetica e si chiama Deportivo Gato Diaz. Gato Diaz è il portiere protagonista del racconto di Osvaldo Soriano “Il rigore più lungo del mondo”. Un racconto che in qualche modo ha segnato la mia vita di lettore, scrittore e giornalista. Chi non sa cos’è il fantacalcio, pazienza. Chi lo sa, può intuire splendori e miserie di questo lungo viaggio, il più lungo che si possa fare a bordo di un bastimento carico di statistiche e calcoli, tormenti e tormentoni, bidoni e fenomeni, bile e scaramanzia. Quelli che seguono sono i capitoli di questi 25 anni.

 

FARSI UNA LEGA

In principio eravamo gente che non gli bastava il calcio, no. Pure il fantacalcio. Un elisir che mantiene giovani e, usando il giusto termine divulgativo, cazzari. Quelli che non gli basta aver solcato metà dei mari della vita, no. Pure il fantacalcio. Tutto nasce nella redazione di Luna Nuova, il giornale per il quale lavoro. Tra colleghi e amici, decidiamo di farci una lega. Ci dicono che non è peccato e così, pieni di curiosità per il gioco virtuale e mossi da ambizione inedita ed estroso narcisismo, ci troviamo per il primo fantamercato. Badiamo all’estetica, puntando su giocatori di talento, raffinati, stoffe pregiate insomma. Col tempo abbiamo imparato che anche un giocatore sintetico, o acrilico, può fare la differenza.

 

POLISPORTIVA ANNA FALCHI

I nomi delle squadre sono tutto un programma: Polisportiva Anna Falchi, Steaua Bubu, Etruria, le più ardite. In principio erano Pagliuca e Tacconi, Bergkamp e Signori, Zola e Balbo, Gullit e Baggio, Vialli e Rui Costa. I cellulari cominciavano a diffondersi, ma se ci avessero detto che un giorno quegli aggeggi avrebbero fatto anche foto e video, ci saremmo messi a ridere. Siamo passati dal Ronaldo dell’Inter al Ronaldo della Juventus. Ma questo accadeva in gioielleria, perché va ammesso che siamo scivolati anche in bigiotteria: gli scandalosi attaccanti Claudio Lopez, Juan Eduardo Esnáider, Darko Pancev e Mario Jardel, l’inutile centrocampista Ivan De La Peña, i dannosi terzini Blanchard, Gilberto, Rambert e Greško.

 

Scheletri nell’armadio ne abbiamo? Montagne. Un rumore di ferraglia viene dal profondo dei nostri pozzi, dove abbiamo gettato migliaia di miliardi finti, inventandoci pure una sorta di fair play finanziario per assomigliare al calcio vero. Abbiamo iniziato con le partite che si giocavano quasi tutte in contemporanea. Oggi c’è uno spezzatino che inizia il venerdì e finisce il lunedì. Interi weekend trascorsi con l’imbarazzante prospettiva che l’ultima partita buona per fare punti, l’ultima spiaggia, è Frosinone-Empoli del lunedì sera. Ho visto gente aggrapparsi a un bel voto in pagella del vice-terzino sinistro del Chievo e maledire il rigore sbagliato dal centravanti di scorta del Genoa.

 

AL MARE CON QUAGLIARELLA

Ma perché si comincia a giocare a fantacalcio? Si comincia per curiosità, per competenza, per deformazione professionale. Per farsi una lega, certo. Una lega chiamata con un nome coniato apposta: un marchio di fabbrica del proprio modo di intendere il calcio. Questo accade all’inizio. Poi si prosegue per gloria, per vanagloria, per tigna, per mancanza di metadone. La droga fantacalcio è quella che in pieno agosto comincia a far muovere le rotelle dell’allenatore virtuale, il quale non si fa mancare letture e televisioni. Lo vedi davanti allo schermo e pensi che stia cercando di capire come verrà risolto il problema del surriscaldamento del pianeta. Invece è alla ricerca di risposte a domande più profonde, tipo: ma Quagliarella sarà capace di segnare 28 gol come l’anno scorso?

 

SAADI GHEDDAFI

Agosto è anche il mese in cui si può riscrivere la propria storia - di fantacalcista, ma anche di uomo - decidendo di puntare tutto su un giocatore del Perugia, Saadi Gheddafi, o sull’imbarazzante brasiliano dell’Inter Vampeta, che è pure diventato campione del mondo nel 2002 giocando 18 minuti. Ad agosto si diventa creature mitologiche (corpo di allenatore, testa di manager) documentandosi sui giocatori che verranno a giocare in Serie A. C’è chi sa tutto del giovane emergente del Verona, che sicuramente viene via a poco all’asta dei giocatori.

L’incipit della stagione è appunto l’asta. Ci si trova nella prima casa libera, si portano patatine, pop-corn, dolci e bevande. Una volta spuntò un cotechino, un’altra volta la polenta. Sgranocchiare aiuta a pensare lucido. C’è chi, sgranocchiando lucido, comprò Mario Gomez accendendo un mutuo, salvo poi disfarsene tra le imprecazioni più turpi dopo una sola stagione. E c’è chi non è stato da meno acquistando Claudio Lopez detto El Piojo (Il Pidocchio): 150 fantamiliardi di delusione. Più o meno la cifra sborsata da un altro, sempre lucido e sgranocchiante, per l’evanescente uruguaiano Diego Forlan.

 

L'ORSO DELL’IKEA

Comunque andare all’asta del fantacalcio è come andare all’Ikea: parti con l’idea di comprare una libreria e torni a casa con un orso polare. Quando si è lì, niente va come deve andare: c’è sempre qualcuno che si mette in mezzo. Allora, furbo, fai finta di essere molto interessato a un giocatore, sul quale gli altri rilanciano di brutto, tu rilanci ancora e gli altri si fermano: eccolo, l’orso polare. L’orso pagato stramiliardi e poi tenuto in salotto. La cosa più stramba che ho visto a un’asta di fantacalcio? Uno che si è svenato pur di abbinare due giocatori che suonassero bene: Nakata-Pecchia. Incredibile.

 

NIENTE SOLDI, CONTA LA GLORIA

Quando abbiamo iniziato a giocare, 25 anni fa, eravamo praticamente ragazzi. Eravamo in otto. Poi ci fu una richiesta talmente alta di entrare a giocare, che c’inventammo anche una Serie B.  Abbiamo cambiato diversi compagni di gioco, perché la vita a volte sposta mattoni come meglio crede. Siamo rimasti in sei e ogni anno giochiamo per la gloria. Non si è mai visto un soldo sul nostro tavolo. Alle aste c’è un’allegria che andrebbe studiata da scienziati veri. È un’allegria circoscritta, che si consuma solo ed esclusivamente in quei momenti legati a un gioco virtuale, ma giocato da persone reali e anche leali. Da  persone che in quell’attimo di vita parallela si trasfigurano: escono dei loro corpi e si guardano, si vedono ragazzi come la prima volta, si vedono adulti che osservano se stessi in un momento di congelamento della vita che poche altre cose sanno replicare.

 

IL VIAGGIO CONTINUA

Il fantacalcio è davvero un viaggio incredibile nel calcio: stravolge le abitudini del tifoso (capita persino di accettare di buon grado il gol segnato contro la tua squadra del cuore, se lo segna un giocatore della tua fanta-squadra), ma insegna anche a guardare il calcio da più punti di vista, anche da quello del nemico. Ti fa fare l’allenatore, ma ti fa andare oltre le chiacchiere da bar. Ma soprattutto, il fantacalcio è uno dei modi più belli e più originali per rendere lunghissime e durature le amicizie. Più si è nemici nel virtuale, più si è amici nel reale. Avercela con quello là che ti ha fatto perdere il campionato all’ultima partita, detestare quello lì che ti ha battuto nella finale di coppa, farla pagare cara a quell’altro che all’asta ti ha soffiato uno degli obiettivi di mercato, ecco tutto questo ti fa capire che se tutti i conflitti potessero svilupparsi ed esaurirsi nella virtualità, la vita sarebbe una figata pazzesca.

 

agosto 2019