Ho battuto Berlusconi


Un libro divertente (e anche un po' amaro) sulla pazza finale di Champions League del 2005 vinta dal Liverpool

Si sta facendo largo in libreria un testo carico d’ironia e di spunti per chi mastica calcio e beve politica. È “Ho battuto Berlusconi”, edito dalla 66th and2nd. Un titolo che è tutto un programma, perché ad alcuni rammenta antichi propositi e ad altri fa scattare la domanda: e chi mai ha battuto Berlusconi?

Ma il Liverpool, naturalmente. Nella finale di Champions League del 2005 a Istanbul, dove ci fu la più incredibile rimonta mai vista su un prato di coppa, dove andò in onda a reti unificate lo psicodramma rossonero dal 45’ minuto in poi, fino alla fossa dei rigori, dove il portiere polacco Dudek divenne “santo subito” e i superpoteri del Milan si ridussero a quelli di una cavia.

Racconta quella finale, in un eccezionale monologo teatrale, l’autore inglese John Graham Davies, attore e drammaturgo capace di scrivere e portare in giro per la terra d’Albione “Beating Berlusconi!”, storia di un tifoso del Liverpool, tal Kenny Noonan, che vive quella notte di gloria e di sprofondo rossonero in tribuna d’onore proprio accanto al presidente del Milan.

Succede infatti che Noonan, duplicatore di chiavi, due figli e un terzo in arrivo, debiti a manetta e una moglie che minaccia di cacciarlo di casa, vada ad Istanbul a vedere la finale con gli ultimi risparmi e con zero certezze. Si siede tra i tanti tifosi inglesi, vent’anni giusti dopo la tragedia dell’Heysel. E’ una notte speciale, per gli ultras della Kop, la curva più calda di Liverpool.

Ma il Milan segna tre gol nel primo tempo come ai giardinetti e Noonan guarda già al suo ritorno a Liverpool come al rimpatrio della propria salma tra i lazzi dei nemici storici dell’Everton. Nell’intervallo Noonan decide di andare a bere qualcosa di forte in uno dei bar dello stadio. Per una serie di coincidenze, finisce nell’area della tribuna d’onore. Quando ricomincia la partita, gli steward lo scambiano per un tifoso vip del Liverpool e lo fanno accomodare nella poltrona a fianco di Berlusconi.

Dal testo: “… e individuo l’unico posto ancora vuoto. Si trova a fianco a quel tipo di mezza età dall’aria tronfia, anche lui giacca-e-cravatta, lampadato, capelli lisci all’indietro. Don Vito Corleone. Vado lì, faccio segno col dito - educatamente - che vorrei sedermi, e il giacca-e-cravatta si gira a dire qualcosa e ridono tutti quanti. Mi dà un colpetto al ginocchio, condiscendente, indicando il posto libero. Per un attimo mi viene voglia di spaccargli la faccia”.

Tutto quello che ne segue, ovvero la remuntada del Liverpool, la beatificazione dei Reds e il Milan che va dritto dallo psicanalista, entra di diritto nell’immaginario degli anti-berlusconiani, nella hall of fame dei loro sogni. Non ultimo, l’alterco con l’ex premier, trasformando così l’ultima possibilità di tornare bambini e vedere la propria squadra trionfare, nella prima, imperdibile, occasione per diventare grandi e misurarsi contro il potere finendo addirittura con lo sbeffeggiarlo.

E’ una storia semi-vera, narrata all’autore da un amico tifoso del Liverpool. Molto divertente e carica di significati che vanno senza dubbio al di là del rapporto calcio-politica.

Curiosamente, questo libro non ha un’edizione inglese. Quella della 66th and2nd è la prima in assoluto ed è nata da un’idea di Pietro Deandrea, docente di letteratura inglese all’Università di Torino. Ha visto l’opera a teatro a Londra nel luglio 2010 e ha proposto all’autore di tradurla in italiano. Lo ha fatto insieme all’amico regista Marco Ponti, da buoni ex compagni di scuola.

I due hanno messo le mani dentro una melassa particolare: lo spirito indomito di Liverpool. E ne sono usciti con questo ritratto della continua ribellione contro i governi (ah, la Thatcher!) e i declini manovrati di una città sempre in cerca di rivincite. Ogni anima di Liverpool ha messo in calendario una rivincita. Dai portuali ai minatori, dai tifosi alla discriminata comunità irlandese.

Il protagonista le ha tutte: è irlandese, tifoso, operaio e di sinistra. Ed ecco un passo del suo monologo: “A casa c’ho ‘sta cazzutissima scatola di fuochi artificiali. E’ cinque anni che sta in un cassetto, in attesa che quella vacca della Thatcher tiri le cuoia. Sul serio. Mi ricordo com’era, se eri nero o irlandese. E soprattutto se eri di Liverpool. Ti chiamavano il nemico interno - come i minatori. E aveva ragione lei, noi eravamo il nemico. E lo so che è un cliché, ma il calcio era un modo per mandare tutti affanculo”.

Già, il calcio. Finale di Istanbul a parte, i riferimenti alla gloriosa storia del Liverpool addobbano “Ho battuto Berlusconi”. Il protagonista evoca miti di un calcio mai messo in discussione, perché Bill Shankly, Kevin Keegan e Steven Gerrard non si discutono. Sono la tua storia da quando eri bambino, sono lo spirito di appartenenza, sono la collezione di figurine che ti è entrata nelle vene ben prima che l’album delle figuracce (tutti i grandi club ne hanno uno, giusto?) facesse il suo ingresso in campo.

“Ho battuto Berlusconi” è un’opera capace di trascendere il calcio, mettendolo al servizio di uno humour a noi sconosciuto, quello liverpooliano, molto più aggressivo e politicamente scorretto dello humour inglese, ma non per questo rozzo.

Dice l’autore: “Questo testo si serve del calcio, e di una partita in particolare, come metafora per questioni più importanti, e del signor Berlusconi come incarnazione di tutti quei politici che si sono schierati contro Kenny Noonan, il protagonista, nel corso della sua vita a Liverpool”.

Una storia locale che, grazie a questo libro, indossa la maglietta dell’universale, del football totale se vogliamo, per prendere a calci un po’ tutti.

 

Scritto per Pubblico – settembre 2012